Per una storia dei bisogni
    
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Ivan Illich fu un pensatore mai banale e spesso profetico. Le sue analisi sulla scuola, sulla sanità e sulla convivenza sono di un’attualità sconcertante. Non fa eccezione questo saggio sui bisogni dove vengono analizzati, con una serie importante di riferimenti, i temi dello sviluppo, della crescita, dei bisogni di base, mettendoci in guardia sugli effetti indesiderati di un progresso che non nasce da effettive esigenze ma da bisogni indotti e sostenuti più da chi propone beni e servizi piuttosto che dalle persone. Nonostante siano passati quasi 50 anni, le critiche di Illich conservano un’attualità incalzante perché il mondo globalizzato è ancora preda del modello di sviluppo tecnologico proprio dell’Occidente. I danni – economici, culturali, psicologici e ecologici – che tale modello è destinato inesorabilmente a produrre superata una soglia critica entro la quale esso sembra accrescere il benessere delle persone, sono, dunque, destinati a diffondersi epidemicamente, e a portare, come già sta accadendo, sull’orlo della catastrofe ecologica, antropologica e culturale.
Il pensiero di Illich, radicalmente umanitarista, è incentrato sulla libertà, sull’autonomia e sulla creatività degli esseri umani, soprattutto laddove essi sono legati da forme comunitaristiche di esistenza. E’ un pensiero utopistico, perché esso fa riferimento a potenzialità, a diritti e a bisogni che solo raramente, nel corso della storia, gli uomini sono stati in grado di utilizzare.
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