Buchcover für La spalla alata

La spalla alata

Buchbeschreibung

Una donna che parla alle donne...ma non solo
Pia Rimini è scrittrice intensa, carnale, originale e sperimentale nella forma. Tratta di argomenti delicati e difficili per i suoi tempi, ma verrebbe da dire in ogni tempo. E lo fa con uno stile che la rende una scrittrice da conoscere, leggere, amare.
Parla di un’umanità sporca e squallida, le figure maschili sono violente e volgari. Descrive un erotismo sanguigno, concreto e contemporaneamente appare ripugnante. La scrittura che accenna costantemente all’erotico per poi ritrarsene quasi con disgusto lo troviamo in diversi racconti, ma troviamo anche tutta la contraddizione del sentire femminile di fronte all’arroganza maschile.
Pia Rimini è una donna che parla di donne, che può dire sulla psicologia femminile, sulla passione, sullo spirito e sulla carne parole nuove, che può scoprire punti di vista originali, panorami chiusi. Pia Rimini è prima di tutto donna, e ciò costituisce il suo merito, la sua giustificazione. E i racconti che troviamo in questo testo restano ancora quelli che meglio rappresentano i caratteri della sua personalità, portando Pia Rimini a conquistare un posto di prima linea nella letteratura femminile. Una scrittrice che conquisterà anche i lettori contemporanei che scopriranno un’autrice di sicuro talento e profondità psicologica.

L’autrice: Pia Rimini, scrittrice triestina nata l’8 gennaio del 1900, è oggetto di una grande riscoperta da parte dei lettori italiani ed europei. Vita tragica e breve, vissuta spesso controcorrente. Un'autrice che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso pubblica libri di novelle e romanzi che la segnalano all'attenzione nazionale: il “Corriere della Sera”, il “Giornale d'Italia” e il “Popolo d'Italia” ne tessono le lodi, mentre la “Stampa” azzarda addirittura a scrivere di lei che «più del Soldati e del Moravia possiede qualità davvero promettenti». Figlia di genitori ebrei, la madre si era però convertita al cattolicesimo e l’aveva battezzata. Nel 1944, a causa del suo cognome e di una “soffiata”, fu fatta salire su un treno per Auschwitz, viaggio da cui non farà più ritorno.

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