Una dama-fantasma vestita di bianco dagli occhi neri e fosforescenti; una provvidenziale rivelazione di numeri da giocare al lotto nella Napoli di fine Ottocento:  ecco le principali tematiche su cui è imperniato questo breve e intrigante racconto di Federigo Verdinois. Considerato l’Edgar Allan Poe napoletano, noto soprattutto come traduttore del grande scrittore di Baltimora,  Verdinois nutriva il medesimo interesse di quest’ultimo verso i fenomeni dell’occulto (era solito frequentare, insieme allo scrittore Capuana,  le sedute della celebre medium Eusapia Palladino, le cui capacità avevano impressionato anche lo scienziato Cesare Lombroso, il quale, dopo aver assistito a una delle sedute della medium,  aveva ritrattato le precedenti accuse di falso mosse verso di lei). Nella sua raccolta gotico-fantastica dal titolo ”Racconti inverisimili di Picche”, da cui è tratto “La signora bianca”, Verdinois riprende le stesse tematiche che caratterizzano la narrativa di Poe, ma con un singolare tocco partenopeo, e ancora oggi lo scrittore napoletano è in grado di tenere desto l’interesse dei lettori e di coinvolgerli con le sue intriganti narrazioni del sovrannaturale.
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“Ad un tratto, mosso non già dalla volontà, che in me non era viva, ma da una forza ignota, quasi da un’attrazione irresistibile, mi alzo a sedere nel mezzo del letto, sporgo il busto ed il viso, guardo, vedo quella figura bianca, dai contorni indefiniti, avanzarsi, ondulando, alla mia volta. Pareva portata da un vento leggiero, sorvolando. Il luccichio notato prima si faceva più vivo e fosforescente, benché vi si travedesse non so che di nero e di profondo. A poco, a poco, la figura bianca è a piedi del letto. In un lampo, guardo la porta; è spalancata; mostra le tenebre della camera appresso. La figura bianca fa ancora un altro passo, mi è sopra, quasi mi avvolge in una nube trasparente...”
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