Il risarcimento del danno non patrimoniale: la presa di coscienza del valore della persona
  
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Il Saggio affronta la tematica del danno non patrimoniale, materia ancora in via di sistemazione. L’istituto prende le mosse dalla sentenza della Corte di Cassazione 6 giugno 1981 n. 3675, che ben può definirsi la rivoluzione copernicana del risarcimento dei danni, su pervicace impulso del Tribunale di Genova. Si sviluppa in seguito fino a raggiungere una prima chiara definizione con le sentenze gemelle del 31 maggio 2003 nn. 8827/8828 ed una prima organica sistemazione con le c.d. Sentenze di San Martino, SS.UU. 11 novembre 2008 n. 26972. Grazie all’elaborazione della Terza Sezione della Cassazione, a partire dalla sentenza n. 18641/2011, raggiunge, alla luce degli ultimi orientamenti della Suprema Corte, un suo status più definito, forse non ancora conclusivo, attraverso l’articolazione fondamentale del danno non patrimoniale in danno biologico, danno morale, danno esistenziale (comprensivo del danno da perdita del congiunto, c.d. danno parentale). La casistica è ampia e suscettibile di ulteriore sviluppo. Come acutamente notato dalle Sentenze SS.UU. n. 26972 del 2008, il danno non patrimoniale non è un numero chiuso. Non mancano per l’operatore del diritto indicazioni sulle modalità di liquidazione del danno non patrimoniale.
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