Sebbene motivato da un affetto esclusivamente amichevole, il protagonista sposa Morella, una donna dagli splendidi occhi e dalla voce musicale, ma soprattutto piena di talento, erudita e appassionata di filosofia tedesca (Fichte e Schelling), legandosi a lei in un matrimonio senza passione. Nonostante la crescente ammirazione per l’enorme cultura e la gigantesca intelligenza della moglie, con la quale è solito dialogare di argomenti filosofici e metafisici, tra cui il mistero della vita ultraterrena, l’uomo segretamente desidera la sua morte. Morella rimane incinta, ma muore dando alla luce una bambina, la quale crescerà fino a diventare l’esatta riproduzione della figura materna. Il finale è inaspettato e inquietante. 

Edgar Allan Poe compose il breve racconto “Morella” nel 1835. Lo considerava uno dei suoi migliori racconti. In esso, narra la storia di una strana relazione tra marito e moglie, tratteggiando, con una prosa ricca di musicalità, una raffigurazione morbosa e ossessiva dei rapporti uomo-donna e del matrimonio. L’orrore gotico e la psicoanalisi sono entrambi presenti nella storia, caratterizzata da sfumature oscure e dalle tematiche della morte e della disperazione. Con “Morella”, Poe ci lascia in eredità un altro dei suoi splendidi ritratti di donne, ossessionanti, oscure, ma anche complesse, eccentriche, uniche, il cui eccezionale potere è in grado di oltrepassare persino i confini della morte.
 
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